Cura Cisti Pilonidali

Si tratta di una patologia molto frequente che deve il suo nome alla quasi costante presenza di peli all’interno di una cavità ascessuale posta in corrispondenza del solco intergluteo; dal Latino sinus (cavo) pilonidalis (peloso).

Questa patologia, nota fin dalla prima metà dell’800, negli anni addietro è stata spesso definita con vari nomi quali Sinus Pilonidalis, cisti e/o fistola coccigea/sacrococcigea, cisti dermoide ed altri ancora creando una certa confusione tra i pazienti. Per tale motivo  oggi la  maggior parte degli “addetti ai lavori” preferisce etichettarla come “Malattia Pilonidale

La Malattia Pilonidale interessa soprattutto giovani di sesso maschile, ancor più se caratterizzati da irsutismo ovvero eccesso di peli nella regione glutea e sacrale.

L’età in cui preferenzialmente si manifesta la malattia è compresa tra i 15 e i 30 anni ed è si manifesta con la comparsa di uno o più orifizi cutanei secernenti materiale siero-purulento e disposti generalmente lungo la piega interglutea in senso caudo-craniale.

Tali orifizi cutanei (piccoli forellini di dimensioni variabili tra una testa di spillo a pochi mm) rappresentano la porzione più esterna di sottili canali (fistole) che dalla camera ascessuale si fanno strada fino alla superficie dove finalmente riversano il proprio contenuto svuotando temporaneamente il contenuto ascessuale.

Caratteristica di questi tramiti fistolosi, che li accomuna ai tramiti fistolosi derivanti da altre patologie, è la loro capacità di moltiplicarsi con diramazioni che possono correre nei tessuti molli dei glutei o della regione sacrale fino a “sbucare” anche lontano dal sito di infezione primitiva.

Questa evenienza, che rappresenta spesso il risultato di una patologia trascurata e sottovalutata, porta alla necessità di eseguire trattamenti chirurgici più demolitivi rispetto alle terapie miniinvasive che oggi consentono, se si interviene tempestivamente, di praticare trattamenti poco invalidanti con una ripresa postoperatoria decisamente più rapida.

Per quanto concerne l’eziopatogenesi,  la teoria attualmente più accreditata come meccanismo responsabile di insorgenza della malattia pilonidale è quella di una malattia dermatologica acquisita. Infatti, abbandonata ormai  la teoria in auge nei decenni scorsi che ipotizzava la formazione  congenita di una cisti a livello coccigeo, oggi giorno si è unanimemente concordi sulla validità della teoria formulata da John Bascom secondo la quale la malattia pilonidale origina dai follicoli piliferi del solco intergluteo secondo il seguente schema riassuntivo.

Seppur spesso presente in più componenti della stessa famiglia la Malattia Pilonidale non presenta carattere di ereditarietà ma tutt’al più carattere di Familiarità; vi sono tuttavia delle condizioni predisponenti l’insorgenza della malattia pilonidale come ad esempio attività lavorative o sport che favoriscano la posizione seduta, specie se prolungata, con  esposizione  a microtraumi della regione sacrococcigea, Sesso maschile, età compresa tra 15 e 30 anni, Irsutismo nel solco intergluteo e tra i glutei, stile di vita sedentario ed obesità, forma e profondità del solco intergluteo, uso di cortisonici (ad es. in caso di asma bronchiale), elevato livello di frizione e pressione sul coccige (ad esempio, sedersi in modo improprio)o traumatismi al coccige (caduta, equitazione, ciclismo ecc)e debolezza del Sistema immunitario.

Il trattamento chirurgico della malattia pilonidale deve necessariamente prevedere la bonifica di tutti i tramiti fistolosi e della raccolta ascessuale primitiva. Questo obiettivo può essere raggiunto sia mediante le tecniche tradizionali di exeresi radicale (escissione di una losanga cutanea comprendente tutti gli orifizi fistolosi) sia mediante tecniche mininvasive che portino all’abolizione dei singoli orifizi fistolosi con curettage del tragitto fistoloso sottostante garantendo un risparmio tissutale rispetto alla tecnica tradizionale.

Un ruolo particolare va infine attribuito all’epilazione completa della piega interglutea mediante Laser che deve rappresentare una costante di qualunque tecnica si decida di usare e che talvolta, in associazione alla rimozione manuale dei peli “migrati” nel sottocute, può addiritura rappresenta una valida tecnica conservativa per la cura della malattia pilonidale.

 

Presso lo studio di chirurgia del Dott. Marrosu si può eseguire il trattamento chirurgico della malattia pilonidale sia con tecnica tradizionale che con tecnica mininvasiva

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